Il Modigliani trafugato dai nazisti

Di Leo Sisti – 25 settembre 2026

Dai Panama Papers la verità sul quadro rubato dai tedeschi e “scudato” da un mercante ebreo libanese. L’erede del proprietario ha vinto il primo round. Contesa sul risarcimento.

Seated Man with a Cane by Amedeo Modigliani
L’olio su tela “Uomo seduto con bastone” di Amedeo Modigliani (1918). Foto: Alamy – Ipa

Dalla scorsa primavera la cronaca si è arricchita di capolavori d’arte rubati. Tre alla Fondazione Magnani Rocca, di Traversetolo, in provincia di Parma: Cézanne, Renoir e Matisse, valore 9 milioni di euro. Tutti recuperati in agosto. Mese che ha anche visto volatilizzare, dal museo di Messina, 3 delle 5 tavole del Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina, solo perché 2 sono state perse per strada dai ladri.

Un furto risolto in poche settimane è un fatto raro. In realtà, spesso, occorrono decenni. Come nella vicenda di un famoso quadro di Amedeo Modigliani del 1918, “Uomo seduto con bastone”. Un vero dramma, sullo sfondo della Seconda guerra mondiale.

Il 21 marzo 1930 l’antiquario inglese ebreo Oscar Stettiner scrive da Parigi alla Biennale di Venezia. Annuncia di voler prestare quella tela di sua proprietà alla 17ª Esposizione internazionale, in programma da maggio a novembre. Allo scoppio del conflitto, settembre 1939, scappa, in novembre, dall’abitazione in Rue du Cirque, e si rifugia in Dordogna. Teme la deportazione. Nel giugno 1940 Parigi viene occupata dai tedeschi. Durante la guerra, il dipinto di Modigliani viene confiscato dai nazisti. In quel periodo, Stettiner, pur colpito da traversie, riesce a sopravvivere, ma muore nel 1948. Il 3 aprile 2026 il suo erede, il nipote Philippe Maestracci, agricoltore, vince la causa per la restituzione di quel tesoro. Sono passati più di ottant’anni. Un’odissea da raccontare.

Il destino di quel Modigliani è stato discusso nel corso di una battaglia legale vinta dal nipote di Stettiner davanti alla Corte suprema di New York. È l’ultimo colpo di scena di un thriller a tinte fosche. Il caso, si legge nella sentenza del giudice Joel Cohen, vede due posizioni in lite. Da una parte, il “Patrimonio Stettiner”, con Maestracci in supporto. E, dall’altra, David Nahmad, miliardario libanese. Suo padre era un banchiere ebreo di Aleppo, fuggito dalla Siria, poi installato a Beirut e, negli anni ’60, a Milano, con gli altri due figli, Giuseppe ed Ezra. Di qui, successivamente, David punterà su New York, diventando uno dei più grandi galleristi internazionali.

David Nahmad
David Nahmad

Proprio lui è stato chiamato in giudizio, insieme all’“International art center” (Iac), una società off shore di Panama, per anni titolare ufficiale di “Uomo seduto con bastone”. In realtà, come si vedrà, una copertura, che nasconde lo stesso David Nahmad.

Sconfitto in questa prima fase, David Nahmad corre ai ripari. Fa appello in giugno, prima della scadenza del termine di 30 giorni, fissato dal magistrato. Chiaro il suo scopo: impedire la restituzione dell’opera, ora bloccata nel porto franco di Ginevra, qui custodita da anni.

Uno stop temporaneo per Philippe Maestracci. Che non si è mai arreso per la perdita del “suo” Modigliani. Per quasi 17 anni è stato assistito dalla Mondex Corporation, una compagnia canadese specializzata nella caccia ai capolavori saccheggiati dai nazisti in gallerie, musei o fondazioni. Con rilevanti precedenti. Così due olii di Kandinsky, “Bild mit Häusern” (1909) e “Das bunte leben” (1907), finiti in un museo olandese e in una banca tedesca, sono stati consegnati nel 2022 e 2023 ai legittimi eredi della famiglia olandese ebrea Lewenstein. E, ancora, una bellissima tela di Chagall, “Le Père”, portata via dai tedeschi nel ghetto di Lodz, in Polonia, a un musicista ebreo polacco, David Cender, anch’essa data indietro, nel 2022, ai suoi discendenti.

Per raggiungere questi successi, si scandagliano archivi, biblioteche, musei, mostre. Dichiara a L’Espresso James Palmer, fondatore della Mondex nel 1993: «Per quel Modigliani sono state tre le sfide: provare la proprietà di Stettiner; la spoliazione da lui subìta; rintracciare l’attuale possessore. Quindi siamo partiti subito con ricerche a Parigi, in seguito alla Biennale di Venezia e in molti altri luoghi. Infine, lo scoglio più difficile: chi detiene oggi quella tela? Volevamo individuare la provenienza, fin dal principio».

Le indagini così proseguono. Punto di partenza, Parigi. È lì che, secondo gli atti, Stettiner ripercorre la filiera della sparizione del suo Modigliani, una via crucis. Arrestato nel 1943 in Dordogna, viene internato in una caserma per cittadini britannici a Saint Denis, vicino a Parigi. Nel 1945, dopo la capitolazione hitleriana, si rivolge al tribunale per riavere i suoi beni, oltre al Modigliani, anche altre suppellettili. Si accorge così che le autorità tedesche, seguendo un piano di “arianizzazione”, li avevano messi tutti all’asta, nominando un amministratore provvisorio. E quando? Il 3 luglio 1944, un mese e 22 giorni prima dell’ingresso degli alleati a Parigi, il 25 agosto. Una beffa.

Risultato. Il 22 novembre 1946 la Corte parigina stabilisce: quadro di Modigliani acquistato da un belga, Jan Van der Klip, proprio a quell’asta di due anni prima, per 16 mila franchi (oggi sarebbero 3.580 euro, ndr); compravendita annullata; opera da ridare a Stettiner. Opera che l’ufficiale giudiziario incaricato dell’esecuzione non riesce a reperire da Van der Klip.

Il quale ne giustifica così il mancato possesso: era stata ceduta a un ufficiale americano, incontrato in un caffè di Parigi. Senza nome. Una menzogna.

Due anni dopo Stettiner muore. Fin qui il passato, in base alle carte. Gli esperti di Mondex insistono a scavare. E scoprono che quello stesso Modigliani, intanto pervenuto agli eredi Van der Klip, era stato aggiudicato alla Christie’s di Londra nel 1996 per 3,2 milioni di dollari. Nel catalogo colgono un indizio: un olio su tela esposto proprio alla Biennale di Venezia del 1930. Controllano gli archivi veneziani. Il nome di Stettiner rientra in campo. Già, ma chi è il nuovo acquirente del 1996? Il quadro entra nella galleria di New York di David Nahmad, però con un escamotage. Perché, si accerterà, il vero acquirente, come sopra riportato, è la “International art center” (Iac), una società off shore panamense. Ovvero la stessa rivelata nel 2016 dal network americano Icij con l’inchiesta “Panama papers” e una collaborazione planetaria: più di 100 testate internazionali, tra queste L’Espresso.

I sospetti nutriti sull’intreccio societario, aumentano. Palmer ne è convinto: «Ci rendiamo conto che “Uomo seduto con bastone” era entrato nella disponibilità di Nahmad, grazie a una nuova traccia: nel 2008 era stato offerto in un’asta a New York dall’International art center, senza esito positivo. Abbiamo intuito che la Iac fosse una società-schermo. Poi, finalmente, Panama Papers ha svelato il mistero. Ce l’abbiamo fatta. Ma sono trascorsi 15 anni dalla nostra prima citazione legale». Ora è sicuro. David Nahmad controlla la Iac di Panama.

Portrait photograph of the artist Amedeo Modigliani
Amedeo Modigliani

Per Mondex è bingo. Ma il calvario continua. Prima che la corte d’Appello di New York si pronunci, un’altra tappa è prevista. Bisogna calcolare i cosiddetti “interessi pregiudizievoli”, così definiti dal giudice Cohen, per il lungo periodo in cui Maestracci è stato privato della proprietà di quel Modigliani. Già, ma quanto vale il quadro? Le stime sono molto lontane. L’erede di Stettiner propone due prezzi distinti: 18 milioni di dollari per il 2011 e 20 milioni di dollari per il 2014. Nahmad, invece, abbassa il costo fino a 6,5 milioni di dollari. Una cifra molto diversa da quando, tramite la Iac, aveva chiesto alla Sotheby’s di batterlo nel 2008: tra 18 e 25 milioni di dollari. Una contraddizione.

Per questo motivo, il giudice Cohen ha fissato un’“udienza probatoria” per il prossimo 8 ottobre. Sul piatto ballano tanti anni di interessi. Per il magistrato, se si considerasse il 9 per cento all’anno, saremmo intorno ai 20 milioni di dollari. Che, aggiunti a una possibile valutazione dell’olio di Modigliani di 25 milioni di dollari, porterebbero a una quotazione finale di 45 milioni di dollari.

La corte d’Appello di New York dovrebbe decidere tra la fine del 2026 e i primi del 2027. Se perderà, David Nahmad creerà ancora degli ostacoli legali? O si arrenderà? Nel 2016 aveva dichiarato al New York Times che avrebbe reso quel Modigliani, se si fosse provato che era stato sottratto dai nazisti, così come, in questa materia, dispone la legge americana sull’Olocausto. Al suo avvocato L’Espresso ha rivolto alcune domande. Tutte senza risposta. Alla fine, rimane un interrogativo: “Uomo seduto con bastone” ritornerà da Maestracci? Se sì, potrà uscire dal porto franco di Ginevra. Definitivamente.

Visitors at the Modigliani and His Models exhibition in London, 2006
“Modigliani and His Models”, mostra tenutasi a Londra nel 2006

Foto: B. Rindoff Petroff – Getty Images, Fine Art Images / Heritage Images / Getty Images, S. Curry / AFP / Getty Images

Pubblicato originariamente su L’Espresso, 25 settembre 2026, pp. 64–67 (Attualità – Opere d’arte rubate). © Tutti i diritti riservati.